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Foscolo: un esercizio di specchi

  • Immagine del redattore: Marialivia Sciacca
    Marialivia Sciacca
  • 16 mar
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 10 lug


A 24 anni Ugo Foscolo scrive un sonetto in cui con ironia e sagacia traccia il proprio autoritratto. Il sonetto è riportato in quasi tutti i manuali di letteratura, oppure se ne trova un analisi ben fatta su sololibri.net.

Ho utilizzato la poesia in una classe in cui la difficoltà è nella coesione del gruppo e nella fatica a riconoscere gli altri come parte alla pari della stessa esperienza adolescenziale e scolastica. Ogni studente a casa ha scritto, sulla falsariga del sonetto di Foscolo, un proprio autoritratto e l'ha lasciato anonimo, scrivendolo a computer e stampandolo. Poi in classe li ho distribuiti casualmente, con l'unico vincolo che nessuno doveva avere la propria poesia.

Poi ognuno ha letto il componimento che aveva e gli altri dovevano indovinare chi era l'autore. E' stato un momento molto intenso, in cui ho avvertito la classe compatta e coinvolta. Mi ha colpito l'onestà con cui i ragazzi si sono descritti e la grande possibilità che hanno dato a me e ai compagni di vedere aspetti di loro che, nella routine e nei meccanismi quotidiani, non erano mai emersi.

Uscire dal lavoro abituale in classe, mettere in gioco gli studenti e la loro storia, ha permesso di far venire fuori parti di loro, capacità o interessi che per un educatore e anche per i compagni sono interessanti, nutrono la relazione e possono essere spunti per lavorare in futuro.

Qui sotto riporto il sonetto di Foscolo e alcuni esempi scritti dai ragazzi , la scelta è difficile perché sono molto belli.



Autoritratto ( "Solcata ho la fronte", 1802)

Solcata ho fronte, occhi incavati intenti;

Crin fulvo, emunte guance, ardito aspetto;

Labbro tumido acceso, e tersi denti,

Ugo Foscolo ( 1778-1827)

Capo chino, bel collo, e largo petto;

Giuste membra, vestir semplice eletto;

Ratti i passi, i pensier, gli atti, gli accenti,

Sobrio, umano, leal, prodigo, schietto;

Avverso al mondo, avversi a me gli eventi.

Talor di lingua, e spesso di man prode;

Mesto i più giorni e solo, ognor pensoso,

Pronto, iracondo, inquieto, tenace:

Di vizi ricco e di virtù, do lode

Alla ragion, ma corro ove al cor piace:

Morte sol mi darà fama e riposo.


Alcuni testi dei ragazzi di una classe IV:


Stempia che aumenta, capelli che cedono;

occhi normali che fortunatamente vedono;

labbro spaccato e un dente storto;

schiena curva e collo corto.

Vestito normale ma spero decente;

camminata veloce, pensieri che escon di mente;

son rispettoso, sportivo e fidato;

contro persone di sto mondo che m'han rovinato.

Parlo poco, ma agisco di più;

solo sto ben ma in compagnia di più;

pronto in molte situazioni;

son ricco per famiglia e per le loro azioni;

ormai indifferente da molto tempo,

sperando sia solo un contrattempo. ( S.C.)


Nuca coperta da boccoli a cascata

fronte coperta che l'ultima è scappata

sotto alla bocca un pizzetto color volpe

come se mi avessero menato molte volte.

Vesto largo come un ladro di bambini

passo scaltro come fossi il gabibbo,

l'ironia della mia vita è la chiave

al punto che sputo sui ciechi e dico " Piove".

Ho troppa vita sociale, sembro al Grande Fratello

la simpatia è la mia unica dote

non sarei buono neanche come modello.

Almeno il mio cuore è intatto,

anche se ci passo la notte

e capisco che troppo lo maltratto ( A.A.)


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