Sono giorni di rinascita, di una grande primavera e di un’estate che incalza. Amo l’ora legale, amo l’esplosione dei fiori,  amo questa fase crescente di luce e di sensazioni.

Sono giorni di progetti e di domande. Le indecisioni emanano uno strano olezzo di stantio. Le tentazioni di guardare indietro, a storie e giornate concluse, sono molto attraenti ma cerco di invitarle poco o niente a casa mia. Le guardo un attimo allo specchio, e passo alla bellezza del cielo.

 

La straordinarietà degli incontri quotidiani mi coinvolge quando la tristezza tenta di avvolgermi, e di lei mi dimentico subito. (è reale?) . Oggi gli studenti mi hanno riempito di pesci d’aprile di carta sulla schiena. Anche quando ero io alle scuole medie il pesce d’aprile era una festa molto sentita, e forse proprio a scuola inventata. Ci si velocizzava molto a disegnarli ritagliarli e correre nelle schiene di compagni e professori. Oggi in classe c’era fibrillazione. Quando sento il fermento dei ragazzi per qualcosa cerco di non smorzarlo. Mi tocca zittirli, qualcosa insieme bisogna costruirlo, sì, ma cerco sempre il modo di  inglobare la loro distrazione nel discorso che stiamo facendo. Leggevamo “L’uomo che piantava gli alberi”, una storia sul potere creativo e distruttivo degli uomini. E allora, dico, “se fate questi pesci, createli belli, almeno, cosa sono quelle cose striminzite”.

E ridono. E io rido con loro di loro, di me , di tutti.

Pesce d’aprile.