Da dove vengono i deja-vù?

Oggi mi sono data qualche risposta in più di una volta, anche se non ancora esatta.

Io ho sempre avuto una confidenza frequente con i deja-vù. Li chiamavo, nella mia testa, “nostalgie”.  Una fila di lampioni in una strada di notte, una stanza tutta bianca nel mezzo dei palazzi di una grande città, un pomeriggio in cui l’estate finalmente si sente nell’aria. Erano ricordi ? Oppure sensazioni così forti da non appartenere solo a me ?

La fotografia mi permette di esprimere queste visioni. Cosa c’era prima e cosa ci sarà dopo quella precisa immagine/visione è già successo o forse ancora deve accadere, e comunque non è importante. La fotografia mi permette di raggiungere l’interiorità, anche la più misteriosa, e renderla un oggetto visibile, solo per il gusto di guardarlo. Perché nella bellezza il senso non è importante trovare un senso. Esiste per mostrarsi, basta così.

C’è un artista che è in sintonia con quello spazio tra la nostalgia e la fantasia, e ora mi accompagna.